Airbags Takata: dopo Citroën e Volkswagen, Toyota e Mercedes si uniscono al richiamo dei veicoli, ecco i modelli interessati
Ah, gli airbag Takata, quel vecchio serpente marino dell'automobile, che continua a risvegliare le paure profonde dei conducenti italiani come un brutto remake di un film catastrofico. Dopo che Citroën e Volkswagen hanno già fatto il loro numero del grande pentimento con richiami applauditi quanto temuti, ecco che Toyota e Mercedes entrano in ballo. Sorprese! Nel 2025, è una vera sfilata di stelle dell'automobile che si trova costretta ad immobilizzare centinaia di migliaia di veicoli, il tutto sullo sfondo di un gas instabile che trasforma l'airbag in una rana esplosiva. E naturalmente, sono sempre gli stessi modelli a bussare alla porta dei garage, con proprietari pregati di smettere di guidare se ci tengono al loro volto. Preparatevi a scoprire quali mostri rotolanti sono coinvolti e perché questo scandalo ha ancora un bel po' di strada da fare.
Airbag Takata: Toyota e Mercedes costrette a un richiamo massivo dei loro modelli in Italia
Il ministero italiano dei Trasporti ha lanciato l'allerta giovedì 10 aprile: Toyota e Mercedes devono a loro volta immobilizzare su larga scala diversi dei loro modelli per sostituire airbag Takata diventati troppo rischiosi. Nulla di nuovo sotto il sole per chi segue la questione dal 2014, ma la gravità del problema non diminuisce. Più di 370.000 veicoli nella penisola sono coinvolti, ad aggiungersi alle innumerevoli auto già richiamate da Citroën, Volkswagen e altre. Toyota, con 154.900 modelli, e Mercedes, con 214.700 veicoli, sono tra i leader di questa piccola danza macabra.
Lo scandalo Takata: un gas capriccioso e airbag trasformati in trappole mortali
Per capire perché questi richiami si moltiplicano a non finire, bisogna afferrare bene cosa si nasconde sotto questo pezzo di tessuto destinato a salvare vite. Il colpevole: un gas di inflazione, destinato a attivarsi in millisecondi, ma che ha preso l'abitudine di degradarsi nel tempo. Risultato? Gli airbag possono esplodere come fuochi d'artificio falliti, lanciando schegge metalliche nella testa dei passeggeri – un'idea non proprio rassicurante.
In Italia, questo flagello ha già provocato 29 incidenti, con 12 morti a bilancio, un triste resoconto che fa girare la testa quando si pensa che Toyota e Mercedes si uniscano ora alla lunga lista delle marche coinvolte. Immaginate un detective che risale a una pista vecchia di oltre un decennio, dove ogni modello prodotto tra il 2001 e il 2018 potrebbe trasformarsi, in qualsiasi momento, in un agguato su ruote.
Modelli Toyota e Mercedes coinvolti: quando l'affidabilità giapponese e tedesca invecchia
Non stiamo parlando solo di un paio di veicoli isolati, no, si tratta di un vero e proprio inventario alla Prévert che si impone. In casa Toyota, i famosi Yaris (prodotte tra il 2001 e il 2017) e Corolla (2001-2010) sono nel mirino, mentre in casa Mercedes, le serie A II (2004-2016) e C II e III (2004-2016) sono coinvolte. Ma è chiaro che avete più probabilità di imbattersi in una di queste auto in giro piuttosto che in un piccione in una piazza parigina in un giorno di sciopero.
Per complicare il quadro, nonostante le campagne ripetute di richiami e di «stop drive», una buona parte di questi veicoli non ha ancora subito le riparazioni. Mercedes sostiene di aver già risolto il 53% dei casi, ma ciò lascia ancora centinaia di migliaia di auto che potrebbero esplodere involontariamente.
Richiami e immobilizzazioni: una logistica degna di un romanzo kafkiano
Pensate che fare richiamare la propria auto sia semplice? Sbagliato. Tra i costruttori che talvolta esitano a riconoscere l'ampiezza del problema, i proprietari furiosi o invisibili e un governo che tira fuori il frustino finanziario – un milione di euro al giorno di ritardo, attenzione che non si scherza – lo scenario assomiglia a una commedia nera in cui nessuno esce vincitore.
L'Italia conta ancora circa 2,3 milioni di veicoli da equipaggiare altrove nella penisola. Citroën ha aperto le ostilità all'inizio del 2025 con le sue C3 e DS3, e ora anche Toyota e Mercedes si inseriscono con campagne che si annunciano tanto gioiose quanto una cena di famiglia in piena crisi diplomatica.
Nelle regioni d'oltremare, la situazione è ancora più critica, con un clima che accelera la degradazione degli airbag. Là dove l'umidità e il calore creano una pozione perfetta per esplosioni a sorpresa, i costruttori dovranno mostrare i muscoli, sotto pena di pesanti multe, per riuscire finalmente a domare questo scandalo industriale.
Giustizia e vittime: una faccenda che oscilla tra tecnica e dramma umano
Ma al di là dei numeri e dei veicoli, ci sono vite in gioco. La giustizia italiana centralizza ora le indagini, per evitare che questo dossier diventi un vero e proprio festival di procedure intrecciate. Undici vittime ferite, nove famiglie in lutto, e in mezzo a tutto ciò, una catena interminabile di richiami e riparazioni.
Numerosi proprietari hanno persino deciso di rivolgersi a Stellantis per accuse di «messa in pericolo della vita altrui» e «pratiche commerciali ingannevoli». Se questo non bastasse a risvegliare le coscienze, l'avvocato Charles-Henri Coppet, responsabile di diversi dossier, ritiene che questa faccenda dovrebbe essere riconosciuta come un vero scandalo industriale, a dispetto delle strategia di marketing.
Si vous souhaitez lire d'autres articles tels que Airbags Takata: dopo Citroën e Volkswagen, Toyota e Mercedes si uniscono al richiamo dei veicoli, ecco i modelli interessati, consultez la catégorie Citroën.
-
C'est vraiment choquant de voir autant de véhicules en danger à cause des airbag Takata.
Rispondi a Sérénade Lumineuse Annulla risposta
Articles relatifs